C’era una volta, nella Sorgente della vita, un piccolo fiore di loto bellissimo e molto curioso.
Un giorno, il piccolo fiore di loto iniziò a chiedersi dove andasse il sole quando, all’imbrunire, la Sorgente diventava tutta blu e scura.
“Forse si spegne…” pensò.
“Ma poi… come si riaccende?” si chiedeva tra sé e sé.
Vedendolo pensieroso, la Sorgente lo cullò con una piccola onda.
Il piccolo fiore di loto rispose, come se gli fosse stata posta una domanda:
“Dove finisce la luce quando non è più lassù?
Perché va via?” chiese il piccolo fiore di loto alla Sorgente.
L’acqua tremò piano, come un sussurro antico, e rispose:
“Non ti lascia, piccolo mio. Ogni sera ti mostra la via…”
“Ascolta… ti sta chiamando,” mormorò ancora.
“Perché mi chiama?” domandò il piccolo, con voce lieve.
“Perché alcune luci non si spiegano… si seguono,” rispose l' Antica Voce.
“Ma io ho paura… qui è tutto ciò che conosco,” sussurrò il fiore bambino.
“Lo so,” disse la Custode, stringendolo in un ultimo abbraccio.
“Io sono stata la tua casa… ma non sono il tuo destino.”
“E se non saprò nuotare oltre la luce… e tutto si facesse buio?” tremò il germoglio.
“Allora ricorderai me,” rispose l’Acqua Madre.
“E scoprirai che dentro di te c’è più luce di quanta ne hai mai vista.”
Un attimo di silenzio…
Poi la Custode sussurrò, come un ultimo canto:
“Vai, piccolo fiore.
Segui il Sole… e diventa ciò che sei nato per essere.”
“Vai… ora.”
Il piccolo fiore di loto, spinto dalla Sorgente, riuscì ad aggrapparsi all’ultimo raggio del Sole.
Lo strinse così forte, come per non lasciarlo più andare.
Si spinse oltre la sua casa e si tuffò in quella cascata di luce, lasciandosi avvolgere nello splendore vivo del Sole, che lo accolse, lo strinse a sé e lo fece esistere.
Chiuse gli occhi.
Tutto si fece buio.
Aveva paura a riaprirli.
Non sentiva più il sicuro gorgoglio della sua Sorgente.
Ma qualcosa di diverso…
L’acqua… la sentiva più ampia.
Più viva.
E delle voci.
Dolci.
Lontane… eppure così vicine.
Il piccolo fiore di loto socchiuse gli occhi.
La luce era forte, ma calda.
Non faceva paura.
Lo avvolgeva.
Lo accoglieva.
Davanti a lui si apriva un grande lago,
ai piedi di una montagna verde e maestosa.
E il sole… era ancora lì.
Non più lontano.
Ma presente.
Come se non lo avesse mai lasciato.
Il ruglio di un Orso Bruno tuonò…
e il piccolo fiore tremò.
Poi… delle risate.
Due bambini correvano verso di lui,
schizzando l’acqua con le mani.
Ridevano.
E quella risata… gli entrò dentro.
Così forte… così vera…che il piccolo fiore di loto non riuscì più a trattenerla.
E rise anche lui.
E in quella risata… si aprì.
Piano.
Petalo dopo petalo,
come se avesse aspettato da sempre quel momento.
E dentro… non c’era qualcosa di nuovo.
C’era lui.
Un bambino.
Che respirava per la prima volta quella luce.
Che sentiva per la prima volta quel mondo.
Che era sempre stato lì…
in silenzio…
ad aspettare.
Non era diventato altro.
Non era stato trasformato.
Aveva solo trovato il coraggio
di mostrarsi al mondo.
E il suo nome era
Tristan Lotus.
Se la leggerai lentamente…
questa storia farà qualcosa di molto raro:
non verrà solo ascoltata… verrà sentita nel corpo. 💚
Dedicata al mio piccolo fiore di loto,
che ormai è grande quanto un piccolo orso marsicano.
A te,
che eri il tumulto nella mia pancia.
Tristan.
Dalla tua mamma. 💛








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