venerdì 17 aprile 2026

La tua Fiaba 🌷


C’era una volta una storia… ma non era una storia qualunque. Era la tua. 💗

Una nascita attesa, un amore che cresce, una promessa, un ricordo, un momento che merita di essere custodito per sempre. Ci sono emozioni che non riescono a stare dentro una semplice frase… ed è lì che nasce una fiaba.

Le fiabe personalizzate che trovi online spesso sono tutte uguali: cambiano i nomi, ma la storia resta la stessa. Qui no.

Ogni fiaba che creo nasce da un ascolto vero: una piccola intervista con te, via chat o call, per raccogliere emozioni, dettagli, simboli, parole non dette.

Poi, da lì, prende vita qualcosa di unico. Solo tuo. Che non potrà mai essere replicato.

Può essere per:

  • 🌷 una gravidanza
  • 👶 una nascita
  • 💍 una promessa o un matrimonio
  • 💌 una dichiarazione d’amore
  • 🎁 un regalo speciale
  • ✨ o semplicemente per te

Puoi scegliere se riceverla:

  • 📄 in formato digitale → 30€
  • 📦 con set personalizzato (busta, carta, dettagli curati) → 40€

Il pagamento avviene in modo semplice tramite PayPal.

✨ Non stai acquistando una fiaba. Stai dando forma a un’emozione che resterà nel tempo. ✨

Se senti che questa fiaba è per te… scrivimi 💗

📩 lefiabedinene@gmail.com

Oggetto: Fiaba personalizzata

Raccontami chi sei, per chi è la fiaba e cosa desideri… e inizieremo insieme a darle forma ✨



Non è solo una fiaba.

È qualcosa che si tiene tra le mani,
che si apre piano…
e che resta. 💗


Ci sono parole che meritano una casa.

E questa è la loro. ✨


Un regalo che non si dimentica.
Perché racconta qualcosa che non esiste da nessun’altra parte:
la vostra storia. 💗


domenica 1 marzo 2026

Lacrime di Coccodrillo





C’era una volta, in una città come tante, una bambina dagli occhi azzurri come il cielo e i boccoli dorati, che le incorniciavano un dolce viso, sempre senza sorriso.

La bambina si chiamava Felicia, ma a differenza del nome che portava, era sempre triste e scontenta.

Il fatto è che la piccola Felicia, era molto sensibile e permalosa, perciò a qualsiasi scherzo o gioco che non capiva, lei si incupiva o peggio, iniziava a piangere.

A scuola la prendevano in giro per questo. I compagni di classe adoravano le sue reazioni da tragedia e al parco nessuno voleva giocare con lei.

I bambini, con un pizzico di crudeltà, l'avevano soprannominata: Tristolina.

Così la piccola sia dentro che fuori dalla scuola, se ne stava sempre seduta in disparte, con un muso lungo e serio.

La mamma, a casa, continuava a ripeterle: “ Sai Felicia? C’è un detto per le bimbe come te: tristezza: né grazia, né bellezza!”. La mamma sperava, che il

detto sortisse un qualche effetto sul comportamento della figlia, ma l'unica reazione che otteneva dalla figlia era quella di farla rattristare ancora di più.

La bimba non capiva che la mamma la stava invitando a sorridere per essere ancora più bella, bensì riusciva a pensare soltanto: “ sono brutta! “. Triste e sconsolata, come al solito, scompariva a piangere in camera.

Durante un pomeriggio, per Tristolina triste come tanti altri, qualcosa all’insaputa della bambina, stava per accadere. Qualcosa che avrebbe reso la giornata più triste, ma anche più speciale.

Quel giorno alla festa di compleanno di un suo compagno di classe, i bambini per gioco, presero un palloncino a testa. Per gioco ogni piccolo invitato diede un nome al proprio palloncino e qualcuno disegnò pure un volto con un pennarello al nuovo amico tutta aria e plastica. Anche Tristolina fece lo stesso, e lo trovò un gioco molto divertente. Tant’è vero, che giocò con il palloncino tutto il pomeriggio, e le spuntò di lato al viso, persino un accenno di sorriso. Alla fine del compleanno, però, i bimbi decisero di salutarsi scoppiandosi a vicenda i palloncini. Uno degli ospiti scoppiò pure quello di Tristolina...

La piccola, che si era affezionata al suo palloncino, iniziò a piangere a più non posso, e scappò via, di corsa, senza che nessuno avesse il tempo di fermarla. Correva e piangeva la piccola Tristolina, fino a che, stanca, alle sponde

dello stagno di un giardino fin troppo incantevole per essere vero, ella si fermò. Inginocchiata sul prato verde chiaro, la bambina guardava la sua immagine riflessa nell’acqua. Le lacrime luccicanti, le scendevano lungo le rosee gote, per poi tuffarsi nello stagno come rane.

Ad un certo punto, dal fondo del laghetto, si udì una voce cavernicola dire: “ Finalmente un po’ di pioggia in questa arida palude. Un po’ d’acqua nuova è proprio quello che ci voleva!”

Tristolina per lo stupore, smise di piangere e iniziò a guardarsi a destra e a sinistra, per trovare chi avesse parlato, ma non vide nessuno.

 

Pensò di esserselo immaginata. Tuttavia riposando gli occhi

sull’acqua, ne vide emergere: non un uomo, né un bambino e nemmeno un cigno... Non ci crederete, ma quello che aveva parlato, era in realtà un coccodrillo.

Il coccodrillo continuò: “Ma come, ha già smesso di piovere? Che peccato! Io pensavo che mi sarei fatto una bella doccia...”

L’alligatore proseguii a borbottare quando, dopo un po’, si accorse della bambina che, con gli occhi sbarrati e un po’ spaventati, lo guardava esterrefatta.

“ Ehi tu, Bambina! Sai per caso, che fine ha fatto la pioggia?”

Tristolina con coraggio e tristezza rispose: “ Penso di essere stata io, signor Coccodrillo. Non piove, sono soltanto io che piango.”. Nel dire ciò, la

piccola si rattristò di nuovo.

Il Coccodrillo, incuriosito, le domandò perché piangesse e lei gli spiego di quanto fosse sensibile e di come i compagni di scuola la prendessero in giro ogni volta che piangeva.

“ Se solo potessi nascondere le mie lacrime...” disse la bambina.

“Certo che si può fare! Tutto è possibile” replicò l’alligatore, “ Sai piccola, anche io ho conosciuto umani insensibili: la loro pelle era stopposa e dura. Non erano affatto buoni da mangiare!

Tu sei stata gentile a portare un po’ di fresco nella mia dimora, per questo ti

farò un dono: trasformerò le tue lacrime in lacrime di Coccodrillo.

Ogni volta che piangerai, ovunque sarai inizierà a piovere. Le tue lacrime saranno coperte dalle gocce di pioggia, così i tuoi compagni non le vedranno e non ti prenderanno più in

girò. Uno, due, e tre, il coccodrillo esaudirà il desiderio per te!” .

“Grazie signor Coccodrillo! ” esclamò fiduciosa Tristolina piangendo dalla gioia. E guarda un po’: si mise davvero a piovere.

La bambina salutò il suo nuovo amico, e tornò a casa.

I giorni che seguirono furono i più tranquilli per Tristolina.Ogni volta che si rattristava, nuvoloni grigi coprivano il cielo e una fitta pioggia iniziava a cadere. I bambini correvano subito a riparo e se erano a scuola, invece, si appiccicavano ai vetri per vedere le gocce rincorrersi lungo i vetri delle finestre.

Passò un mese. Un mese di pioggia. Tutti i bambini erano tristi. Non

potevano più uscire fuori a giocare. Le giornate sembravano essere tutte uguali: grigie e tristi. Persino Tristolina si era stancata di tutta quella pioggia.

Perciò tornò dal Coccodrillo per farsi togliere l’incantesimo. Tuttavia il preistorico animale non potè fare nulla: “ Un desiderio esaudito, resta avverato per tutta la vita!” .

“ E adesso come farò? “ Si disperò la bambina

“ Se quello che cerchi è solo far smettere di piovere, tutto quello che devi fare è sorridere! “ rispose il coccodrillo.

Tristolina decise non solo di provarci, ma si armò di coraggio per

risollevare l’umore ai suoi amici.

Durante la ricreazione invito tutti i compagni di classe fuori a giocare con tanto di ombrelli e stivali, nelle pozzanghere . 

I bambini giocavano di nuovo felici, quando all’improvviso, da dietro una nuvola sbucò il sole. Tristolina sorrideva e piangeva allo stesso tempo, ma questa volta le lacrime erano di felicità. Finalmente giocava con i suoi amici e nessuno di loro la prendeva in giro.

Con il tempo la bambina smise di piangere sempre senza motivo.

Le sue lacrime di Coccodrillo diventarono un lontano ricordo.

Aveva ormai capito la lezione: proprio come dalle nuvole più grigie può risplendere il sole, anche da sotto le sue guance tonde può spuntare un tenero sorriso. Sorridete alla vita e lei vi sorriderà.

Il soprannome di Tristolina scomparve, così come anche la pioggia sempre costante. La città tornò a essere uguale a tante altre.

In questa città, come tante altre, viveva una bambina dagli occhi azzurri come il cielo e i boccoli dorati, che le incorniciavano un dolce viso, sempre con il sorriso. Il suo nome Felicia. 

 

lunedì 23 febbraio 2026

Il viaggio del piccolo fiore di loto


C’era una volta, nella Sorgente della vita, un piccolo fiore di loto bellissimo e molto curioso.

Un giorno, il piccolo fiore di loto iniziò a chiedersi dove andasse il sole quando, all’imbrunire, la Sorgente diventava tutta blu e scura.

“Forse si spegne…” pensò.
“Ma poi… come si riaccende?” si chiedeva tra sé e sé.

Vedendolo pensieroso, la Sorgente lo cullò con una piccola onda.

Il piccolo fiore di loto rispose, come se gli fosse stata posta una domanda:

“Dove finisce la luce quando non è più lassù?
Perché va via?” chiese il piccolo fiore di loto alla Sorgente.

L’acqua tremò piano, come un sussurro antico, e rispose:
“Non ti lascia, piccolo mio. Ogni sera ti mostra la via…”

“Ascolta… ti sta chiamando,” mormorò ancora.

“Perché mi chiama?” domandò il piccolo, con voce lieve.

“Perché alcune luci non si spiegano… si seguono,” rispose l' Antica Voce.

“Ma io ho paura… qui è tutto ciò che conosco,” sussurrò il fiore bambino.

“Lo so,” disse la Custode, stringendolo in un ultimo abbraccio.
“Io sono stata la tua casa… ma non sono il tuo destino.”

“E se non saprò nuotare oltre la luce… e tutto si facesse buio?” tremò il germoglio.

“Allora ricorderai me,” rispose l’Acqua Madre.
“E scoprirai che dentro di te c’è più luce di quanta ne hai mai vista.”

Un attimo di silenzio…

Poi la Custode sussurrò, come un ultimo canto:

“Vai, piccolo fiore.
Segui il Sole… e diventa ciò che sei nato per essere.”

“Vai… ora.”

Il piccolo fiore di loto, spinto dalla Sorgente, riuscì ad aggrapparsi all’ultimo raggio del Sole.

Lo strinse così forte, come per non lasciarlo più andare.

Si spinse oltre la sua casa e si tuffò in quella cascata di luce, lasciandosi avvolgere nello splendore vivo del Sole, che lo accolse, lo strinse a sé e lo fece esistere.

Chiuse gli occhi.

Tutto si fece buio.

Aveva paura a riaprirli.

Non sentiva più il sicuro gorgoglio della sua Sorgente.

Ma qualcosa di diverso…

L’acqua… la sentiva più ampia.
Più viva.

E delle voci.
Dolci.

Lontane… eppure così vicine.

Il piccolo fiore di loto socchiuse gli occhi.

La luce era forte, ma calda.

Non faceva paura.

Lo avvolgeva.

Lo accoglieva.

Davanti a lui si apriva un grande lago,
ai piedi di una montagna verde e maestosa.

E il sole… era ancora lì.

Non più lontano.
Ma presente.

Come se non lo avesse mai lasciato.

Il ruglio di un Orso Bruno tuonò…
e il piccolo fiore tremò.

Poi… delle risate.

Due bambini correvano verso di lui,
schizzando l’acqua con le mani.

Ridevano.

E quella risata… gli entrò dentro.

Così forte… così vera…che il piccolo fiore di loto non riuscì più a trattenerla.

E rise anche lui.

E in quella risata… si aprì.

Piano.

Petalo dopo petalo,
come se avesse aspettato da sempre quel momento.

E dentro… non c’era qualcosa di nuovo.

C’era lui.

Un bambino.

Che respirava per la prima volta quella luce.
Che sentiva per la prima volta quel mondo.

Che era sempre stato lì…
in silenzio…
ad aspettare.

Non era diventato altro.
Non era stato trasformato.

Aveva solo trovato il coraggio
di mostrarsi al mondo.

E il suo nome era
Tristan Lotus.


Se la leggerai lentamente…
questa storia farà qualcosa di molto raro:
non verrà solo ascoltata… verrà sentita nel corpo. 💚


Dedicata al mio piccolo fiore di loto, 

che ormai è grande quanto un piccolo orso marsicano.

A te, 

che eri il tumulto nella mia pancia.

Tristan. 

Dalla tua mamma. 💛




domenica 8 febbraio 2026

Lettere d’amore


C’era una volta, a Fiabilandia, la terra delle fate, una fata dolce e carina, che ahimè non aveva nome.

La poverina durante il fiabileo, l’attesissima festa annuale delle fate, dove tutte le nuove creature si esibiscono nella loro passione ricevendo per premio il proprio nome, non era riuscita a trovare il suo talento. Pertanto il Gran Consiglio delle fate non aveva potuto regalarle un nome.

“ Mi appassiona tutto e per questo non so quale mestiere scegliere…” si era giustificata la piccola fata.

Tuttavia una situazione del genere non era mai accaduta prima nel mondo delle piccole ali. La cosa ebbe molta risonanza nel mondo invisibile. Non vi era creatura magica che non conoscesse la fata senza nome e che al suo passaggio, non le facesse una smorfia di pena o non cercasse di aiutarla nella ricerca di un talento. 

Stanca e incompresa, la fata senza nome decise di  trasferirsi lontano dalla sua terra. In un campo di rose e zucche dimenticato da un qualche contadino in un qualche giardino. Un giardino colorato ove il tempo era fermo ma tutte le stagioni vi erano dentro. 

Non vi erano albe nel guardino d’autunno, ma solo infiniti tramonti, che tingevano di rosso caldo il cielo svegliando la notte, le lucciole e la luna.

 In questo campo di zucche finivano tutte le cose rotte, che nessuno voleva più.

Una vecchia scarpa, che la piccola fata usava come letto, una sedia sbilenca ove si erano arrampicati edera e rose, libri di poesie e fiabe dimenticate. E ancora: tazzine di porcellana incrinate, una sciarpa rosa bucata e persino un antico sonaglio argentato. Insomma, tutte cose abbandonate e senza più talento. Proprio come si sentiva la nostra fata. 

Una sera al tramontare del sole, come suo solito la fata si svegliò e trovò sotto al melo fiorito una macchina da scrivere. 

“L’ennesima cosa rotta…”  farfugliò tra se e se la fatina.

Quando a un tratto una foglia vi si posò dentro e la macchina iniziò a battere… ma non vi era inchiostro… 

Dove trovarlo? 

La fata voleva scoprire cosa la macchina aveva da scrivere.

Usò i petali dei fiori, che colorarono la foglia di magia e amore. 

Si, Amore. La macchina scriveva lettere d’amore. Tutte le parole dolci e imbarazzanti che fate e umani non riuscivano a dire.

La fata raccolse tutte quelle foglie. Ora aveva una missione: recapitarle alle persone.

Se ci pensate bene, ora aveva persino un talento.

La fata lanciò le lettere fiorite in aria e il cielo si tinse d’alba.

Le spruzzo come fossero coriandoli e tutto si riempì di rose e tulipani.

I petali di lettere volarono verso gli innamorati e si sentirono in lontananza scocchi di baci.

Anche la fata ricevette una lettera dal Gran Consiglio. l’emozione le fece sobbalzare il cuore.

Amore, 

 fu da quel giorno per la fata il suo nome. 

lunedì 12 gennaio 2026

I Treotti


C’era una volta una casetta nel prato, con il tetto rosso e un’insegna che diceva:
“I Treotti” 🏡✨

Davanti alla casetta vivevano tre cuccioli speciali:

  • un cagnolino marrone che faceva “bau bau!” 🐶

  • una gattina bianca e nera che faceva “miao miao!” 🐱

  • un orsetto pacioso che faceva “uff uff!” 🐻

Un giorno, dal prato arrivarono farfalline gialle che facevano “flap flap!” 🦋
I Treotti iniziarono a rincorrerle ridendo:
“bau-bau! miao-miao! uff-uff!”

La casetta si riempì di risate finché…
dalla porta spuntò Mamma Coniglio 🐇, con un grande grembiule rosa e una torta di fragole profumatissima 🍓🎂.

«Dov’è la torta buona? Cucù, eccola qua! 🍰» disse mostrando la torta.

«Bimbi miei, è pronta la merenda!»

Allora i Treotti corsero dentro facendo:
“tap tap tap!” con le zampine,
“gnam gnam gnam!” con la bocca,
e alla fine un grande coro di:
“slurp slurp! hmmm che buono!”

Ogni giorno, nella casetta dei Treotti, era pieno di risate, bau, miao e uff… e soprattutto di tante dolci torte di fragole! 🍓✨





martedì 21 gennaio 2025

Pico l’elefantino




Nell’immenso prato d’ erba verde della Savana, sotto il grande albero a ombrello, le giganti elefantesse erano riunite in cerchio. 
Gli struzzi, insieme ai Nandú osservavano da lontano. I rinoceronti nell’acqua si accarezzavano, quando a un certo punto dal cielo blu scese la prima goccia di pioggia dell’estate.

“Tin tin tin “  croscia la pioggia. 

“ Swish Swish “  scivolano le goccie d’acqua sugli steli d’erba. 

“ iiiiiih”  barrisce l’elefantessa.

Sotto il grande albero a ombrello è nato un piccolo elefante di nome Piko.

Piko l’elefantino è a terra e si guarda intorno. Vede la mamma e ascolta la pioggia. 

È un po’ goffo. Prova a alzarsi ma ricade sul posto.

Anche la mamma prova a metterlo su. Allunga la sua proboscide fin sotto il suo pancino. Ma: “ Boom! “

Niente da fare… Piko ricade giù! 

Si odono ridere dal lago i Nandú. Il botto si era udito fin laggiù. 

“Piko, non c’è fretta! “ dice la mamma elefantessa.

Piko è piccolo e ha bisogno di un aiuto. 

Non c’è nulla da ridere, si deve solo aspettare e con coraggio riprovare.

Ma Piko ha paura e si vergogna. Anche i rinoceronti sembrano osservarlo.

Allora le elefantesse si stringono di più. 
Persino l’uccello Marabù ora non può più vedere cosa succede nel cerchio laggiù.

Un’altra elefantessa si avvicina a Piko e alla sua mamma. I due elefanti insieme sollevano il cucciolo. 

Piko con forza si tiene. 
“ Ce l’ho fatta! ” esulta. 
Finalmente l’elefantino è a quattro zampe. Non è più tremante.

Esce dal cerchio delle elefantesse e si mette a correre e ballare.

“ Clop Clop” saltella e danza Piko. 

“ Plic! Plic! Ploc! Crash! Boom! ”

Cade giù la pioggia, mentre Pico resta con le zampe dritte sù!



Questa favola è ispirata al mondo di Danzatricità®per bambini.
Presto un nuovo post dove vi parlerò dei personaggi di questa favola e del mondo della Danzatricità®.



sabato 4 gennaio 2025

Torta al Pan di Zenzero

 

Torta al Pan di zenzero

Le magie più buone avvengono a casa vicino a un focolare. I racconti d'amore, i dolci più deliziosi e l' arrivo del Natale.

Se si potesse mettere la magia del Natale in un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, che profumo avrebbe?

Per me, il profumo del Pan di Zenzero... con la mela in aggiunta e tanta cannella!

Perciò per voi, la ricetta natalizia semplice e perfetta. La torta di Pan di Zenzero.


 Ingredienti:

  • 200 g  Farina 00
  • 200 g  Zucchero
  • 2  Uova
  • 1 vasetto  Yogurt bianco vaniglia (125 ml) 
  • 1 mela
  • 120 g  Burro
  • 1 pizzico di sale
  • pizzico di Noce Moscata
    1 bustina di lievito vanigliato 
    Stampo a forma di omino di marzapane
    125g Zucchero a velo 
    1 cucchiaio di zenzero
    2 cucchiai di cannella 
  • mezzo bicchiere di latte


In una ciotola montate a neve le 2 uova intere con lo zucchero. 

Al composto aggiungete continuando a mescolare: lo yogurt a temperatura ambiente e il burro fuso sempre a temperatura ambiente.

Per fondere al meglio il burro, ponete in un pentolino i 100g e accendete il fuoco lento. Quando la metà si sarà sciolta, spegnete il fuoco e lasciatelo a stemperare.

In un altra ciotola setacciate la farina e mescolatela con il lievito.

Unite il composto versando la farina con il lievito, a scaglioni, mescolando con il latte finché non vi sarà nemmeno un grumo.

Incorporate: cannella, zenzero e noce moscata e la mela tagliata a cubetti.

Aggiungete un pizzico di sale e mescolate un ultima volta.

Imburrate e infarinate lo stampo. Se è in silicone potete evitare.

Versate l’impatto nello stampo e date un' ultima spolverata di zenzero. Infornate per 45 minuti a 180 gradi..

Mentre la torta cuoce e il profumo di zenzero e cannella inonda la cucina, prepariamo la glassa per la copertura.

In una ciotola versate un po’ di zucchero a velo con qualche goccia di acqua e un cucchiaino di zenzero e cannella 

Mescolate e aggiungete di volta in volta zucchero a velo e acqua, fino a quando non otterrete abbastanza glassa per ricoprire tutta la vostra torta.

Mamma Natale consiglia  di non aggiungere troppa acqua in modo da rendere la glassa meno liquida, ma più densa.

DRiin DRiin!

Il forno di è spento. È ora di aprirlo e prendere la vostra torta.

Prima di tirarla fuori dallo stampo, aspettare 10-15 minuti, anche più se non avete fretta, in modo tale che si freddi per bene.

Capovolgete su un piatto la torta perché è arrivato il momento di imbellettarla con la glassa e aggiungere le decorazioni.

Per fare gli occhi ho usate due m&ms, per la bocca smarties e per le estremità degli arti spolverata di cannella. Si possono usare anche mandorle e pinoli o della semplice glassa di zucchero gelata o ancora cioccolata fusa.

Che magico profumo di Natale che ci avvolge. cos'è?  E' la torta di Pan di Zenzero!


Le fiabe di NenéDesign byiolecal