domenica 8 maggio 2022

Il make-up durante il parto: in travaglio con Benefit Cosmetics Italia


 “ Se la gravidanza fosse stata un libro avrei tagliato gli ultimi due capitoli.”

Parola di Nora Ephron. E non solo la sua, dato che molte mamme direbbero la stessa cosa. Acidità, insonnia, stanchezza continua, piedi gonfi e le vampate di calore discontinue. Quindi caldo poi freddo, caldo, poi di nuovo caldo, freddo e infine ancora caldo! 

Per non parlare dell’ansia per il parto che è proporzionale all’appropinquarsi del travaglio. 

Pertanto iniziamo questo discorso rispondendo alla fatidica domanda: Il parto è davvero così doloroso?

La risposta è si!

Purtroppo mettere al mondo un essere umano è un atto quasi divino e in quanto miracolo della vita, è naturale che anche il dolore che si prova sia oltremodo oltre mondo. 

Tuttavia non è nulla per cui il nostro corpo non sia pronto. Grazie alle endorfine rilasciate dal nostro cervello nella parte attiva del travaglio, quando il gioco si fa duro per intenderci, il dolore diventa sopportabile. Aggiungendo a questo una buona respirazione e la giusta dose di concentrazione per assecondare le contrazioni, le ore sembrano volare e improvvisamente tutto diventa superabile. 

Tuttavia superabile o meno, per alcune di noi il solo pensiero del parto è simile alla chiamata per il patibolo, mentre per altre è il lieto evento che le separa dalla felicità e non vedono l’ora che arrivi.

Qualunque cosa rappresenti, ci prepariamo a questo per ben nove mesi, tra sintomi e acquisti. Insieme alla pancia che cresce e ci fa compagnia, è proprio negli ultimi mesi che prepariamo la borsa per il nostro viaggio verso l’ospedale, infilandovi dentro di tutto… forse troppo!

In una valigia con dentro “ l’essenziale “ per un soggiorno indeterminato, non può di certo mancare il kit make up. E qui la lunga domanda:

Ma qual è il make up giusto per il parto, che resista anche a lunghe ore di sudore, che non sia così pesante da incollarsi al viso come una maschera che mi trasformi totalmente? Esiste?

La risposta è di nuovo: si! 

Basta affidarsi ai prodotti di Benefit Cosmetics Italia. In particolare ecco cosa c’era nel mio beauty case e cosa non può mancare nel vostro:

~i best seller Benefit Cosmetics sopracciglia. Precisely My Brow Pencil la matita per sopracciglia che crea tratti precisi e leggeri. Il Gimme Brow+ il mascara per sopracciglia “ unico e raro “, con una sola passata rende le sopracciglia più folte, riempiendo anche i buchi. Infine, ma non per importanza, il 24Hours Brows Setter,il gel invisibile effetto sopracciglia foxy naturali. Aggiungendo questo gel le sopracciglia non hanno fatto una piega per ben più di 24 ore!

 

~ immancabile il primer The Pore professional che ho scelto idratante per combattere la secchezza… scelta impareggiabile dato che durante le ore di calvario non sono riuscita né a mangiare e né a bere, 

 

~ Per coprire le occhiaia con un tocco di polpastrello, il correttore Boing akeless, l’unica dolcezza del travaglio oltre ai Nutella Biscuits che ingurgitavo in un sol boccone per non svenire dopo le 24 ore di digiuno…

 

~ Immancabile il mio migliore alleato, il BeneTint, la tinta labbra e guance che mi ha dato un colorito umano nonostante fossi bianca più del lenzuolo ospedaliero!

 

 

Parola mia, che ho resistito a tre diverse induzioni per tre giorni consecutivi. Benefit Cosmetics sarà la vostra fata madrina per il grande giorno o la grande notte, coprendovi di magia mentre andate all’incontro più importante della vostra vita per conoscere il vostro principe o/e la vostra principessa.

Make up o no ricordate comunque che il vostro piccolo vi riconoscerà al tatto.

Buona festa delle mamme principesse 

 

 

 

 

*Post realizzato in collaborazione con Benefit Cosmetics Italia

 

martedì 1 marzo 2022

A Carnevale ogni scherzo vale

 



A casa Didi, la casa dei criceti furfanti, i criceti si preparavano al Carnevale. 

La famiglia era composta da papà Baba, mamma Didi, Lulu, Dudu, Bubu e la piccola Kiki, che passava le giornate nascondendosi sotto la  gonna di mamma Didi. 

Baba fu il primo a scappare dalla gabbia dei criceti costruita dai signorini, che abitavano la grande dimora.I signorini avevano portato via Baba dalla tana “ tutta vetro “ dove viveva con i suoi fratelli e sorelle. La cosa non era andata affatto giù a Baba, per questo alla prima occasione utile era fuggito via e si era dato alla latitanza vivendo nei buchi delle pareti. In seguito aiutò anche mamma Didi a evadere, ma invece di unirsi alla latitanza, mamma Didi decise di mettere su famiglia. Perciò con l’aiuto di Baba, creò una casa tutta loro, nel sottoscala della grande dimora. Poi arrivarono i cuccioli e il Carnevale.

Ah! Ecco dov’eravamo: al Carnevale! 

Dunque a casa Didi il Carnevale si festeggia in pompa magna, con una grande festa in maschera e abbuffandosi di tutti i dolci tipici del Carnevale. 

Nessun seme di girasole si intravedeva nell’arco della giornata carnevalesca. Bensì chiacchierere di ogni tipo: al forno, fritte, con cioccolato, pistacchio, o semplicemente con zucchero a velo, ricoprivano la tavola in legno noce della cucinotta del sottoscala, risaltando sulla tovaglia a quadri blu e gialla. Palline luccicanti ricoperte di glassa e zuccherini colorati inondavano le grandi ceste vicino alla stufetta. Le castagnole al Rhum con la crema profumavano di dolce tutta la casina, e ravioli a più non posso ribollivano in  pentoloni più grandi dei fornelli dove mamma Didi si destreggiava, spolverando cannella sulla pasta già pronta, in piattata in pirofile di candida ceramica bianca.

Kiki come sempre faceva cucù dalla sottana di mamma Didi per rubare di tanto in tanto, qualche dolce o qualche raviolo. I tre criceti Lulu, Dudu e Bubu come tre moschettieri che devono conquistare una fortezza, seduti ai piedi del tavolo ricoperto di dolciumi, organizzavano un piano per fare razzie nella villa fuori dal sottoscala, incitati dal Dartagnan di turno: Baba. 

“ Io sarò la principessa più bella. Con un vestito rosa pieno di brillantini e una corona di diamanti, sarò la principessa del Carnevale! “ disse Lulu avvolgendosi con un leggiadro movimento del polso la sciarpa al collo, come fosse una piccola diva.

“ Io sarò il valoroso Lord Dudu, primo cavaliere della tavola di Carnevale! “ urlò Dudu alzandosi in piedi e appoggiando come un condottiero il piede sulla sediola mentre con la zampina impugnava in alto una forchetta. 

“ Metti giù la forchetta, Dudu! Potresti farti male o peggio, fare male a qualcuno! “ ordinò mamma Didi al figlio mentre scolava l’acqua dalla pentola dei ravioli.

Ma Dudu continuò: “ Mamma, un cavaliere sa quando è il momento di sguainare la propria spada e combattere! “.

Baba con ammirazione incitò il figlio: “ Ben detto Dudu, è proprio quello che serve contro i signorini: guerrieri pronti a combattere! “.

Dopo quell’affermazione mamma Didi getto lo strofinaccio sul lavabo e si girò lanciando a Baba un’occhiataccia, come monito al silenzio. Mamma Didi si, che era una vera guerriera.

A quel punto Baba si alzò dal tavolo imbandito e si diresse verso la sua poltrona a leggere il bollettino meteo di turno. A dire il vero, più che leggere sembrava borbottare, e lo faceva mentre con una zampa teneva una lente di ingrandimento ricavata dal fondo di una bottiglia e con l’altra reggeva l’opuscolo, avvicinandolo al suo nasone a punta, che di tanto in tanto alzava per inspirare l’odore del dolce forno di mamma Didi. 

Intanto nella cucina, era tornato il silenzio. Silenzio presto interrotto dal continuo biascicare di Bubu, che tra una graffa e l’altra, con le guanciotte stracolme di fritto, sputacchiando e masticando, farfugliò: ” Io… chomp… chomp… mi vestirò da… chomp… temibile pirata!... chomp. “ 

E mentre lo diceva Bubu convinto, guardava concentrato il suo piatto di graffe ormai semivuoto. 

I fratelli scoppiarono in una fragorosa risata.

E Bubu alzando il sopracciglio, un po’ risentito, domandó retoricamente: “ Che c’è da ridere? Non sembro abbastanza temibile?! “.

Lulu e Dudu si scambiarono uno sguardo di intesa, poi afferrarono il fratello sotto le braccia e lo trascinarono via. Bubu aveva ancora la graffa in bocca. Continuò a mangiarla senza protestare.

Finita la merenda, finalmente i tre furfanti, canticchiando: “ Andiam, Andiam… Andiamo a scovar… “, si prepararono alla razzia della villa. 

Mamma Didi li avviso: “ Non fate dispetti, evitate di fare troppi scherzetti! Non fate ai signorini quello che non volete sia fatto a voi!” 

“ Ma Mamma” disse Lulu “ a Carnevale ogni scherzo vale!”. Detto fatto, i criceti sgattaiolarono via.

La villa fuori dal sottoscala era un mondo pieno di cose da scoprire e rapire. Le finestre alte illuminavano le grandi stanze le cui pareti sembravano brillare come piene di granelli di sabbia al sole. Piccoli arcobaleni, si creavano sul soffitto quando la luce passava tra i cristalli dei lampadari. I tre criceti, come esperti ladruncoli, camminarono veloci in fila indiana passando ai lati delle mura. Arrivarono nella camera dei signorini e lì disfarono, strapparono e rubacchiarono tutto l’occorrente per i loro costumi di carnevale. 

Pezzi di pregiato velluto li sgranocchiarono via da una costosissima giacca, cristalli pendenti e perle li sottrassero da un piccolo scrigno a carillon. Si issarono fin sopra la scrivania per prendere glitter e sticker di pesci, finendo per rovesciare l’inchiostro nero, che macchiò le loro zampine. 

Mentre i criceti fuggivano felici delle loro malefatte, non si accorsero che stavano lasciando dietro di loro una scia di impronte indelebili. 

Quando i signorini rientrarono nella loro stanza, quasi subito si accorsero del disastro. E seguendo proprio le impronte lasciate dai piccoli paffuti animaletti, capirono lo scherzo dei criceti. Scherzo al quale intendevano rispondere!

I signorini infilarono la bocchetta dell’aspirapolvere sfondando il piccolo uscio posto a chiusura della casa del sottoscala. Accesero l’aspirapolvere e a Casa Didi arrivó un tornado. 

Il vento spirava forte e portò via gran parte dei dolciumi e tutta la refurtiva dei tre ladri. Persino i criceti dovettero reggersi ai mobili per non essere trascinati via. Kiki non si era tenuta mai così stretta alla gonna di mamma Didi come in quel momento.

Quando l’aspirapolvere si spense, l’intero sottoscala era a soqquadro, persino il Carnevale. 

Immediatamente i criceti si diedero da fare per recuperare il recuperabile. Spazzarono, pulirono e aiutarono a cucinare. In breve tutto fu di nuovo in ordine e pronto. Tutto tranne i costumi dei tre cricetini, che sconsolati sederono di nuovo ai piedi del tavolo. Bubu ricominciò a mangiare graffe, affogando il dispiacere in chili di zucchero. Lulu e Dudu alternavano lacrimuccie a discorsi di vendetta.

Ad un certo punto, davanti a loro comparve mamma Didi. “ Nessuna vendetta. Ricordate a Carnevale ogni scherzo vale!” . Detto ciò, diede loro tre costumi da Arlecchini che aveva cucito per loro ricavando il tessuto da dei vecchi vestiti di Baba.

I tre criceti furfanti contenti e stupiti abbracciarono mamma Didi e si vestirono. 

Tutti erano pronti, persino la cicerchiata era nei piatti. 

Tra coriandoli, dolci e stelle filanti, anche quest’anno a casa Didi, la casa dei criceti furfanti, arrivó il Carnevale. E I criceti lo festeggiarono come sempre con una grande festa. Ballando, mangiando a più non posso e pianificando future razzie carnevalesche. D’altronde a Carnevale ogni scherzo vale!









venerdì 11 febbraio 2022

Due lupetti sperduti

C’erano una volta, a Bosco Notturno, due lupetti birichini, che amavano giocare e esplorare.

Mamma lupa li metteva sempre in guardia: “ Non allontanatevi troppo. Potreste non riuscire più a trovare la via di casa!”.

E continuava: “ Belve feroci abitano le profondità del bosco, e due cuccioli come voi non avrebbero scampo di fronte al temibile orso bruno della foresta.”

I due lupetti facevano finta di non sentire la mamma. Come ho già detto, erano due lupetti davvero birichini!

In un pomeriggio di primavera, i due fratellini, come al solito si misero a giocare intorno alla loro tana.

Si stavano esercitando a muoversi come i grandi,: a grandi passi, mettendo le zampe dietro nelle orme di quelle davanti. L’impresa era più facile a dirsi che a farsi!

I due più che correre, saltellavano come conigli, e a un tratto, tra un saltello e l’altro, udirono una risatina provenire da un cespuglio. 

Quatti, quatti, strisciando sui fili d’erba, si avvicinarono, poi si guardarono e con una lesta zampata a testa aprirono il cespuglio.

All’interno vi era un coniglio bianco steso con le zampe all’insù, che come niente fosse, se la rideva a più non posso. 

“Cosa hai da ridacchiare batuffolo?” Chiese uno dei due lupetti.

“ Troppo divertente!” replicò il coniglio continuando a ridere. “ il mio nome è Bigfoot non batuffolo,  e voi due saltellate come conigli paffuti, altro che lupi!

Seppur i lupi non siano animali rancorosi, tutti sanno che sono molto permalosi e attaccabrighe. E quella lanciata dal coniglio era una provocazione bella e buona. 

I due cuccioli rossi come piccole furie, provarono ad azzannare con i loro denti da latte, le zampone del coniglio. A quel punto Bigfoot si ricompose e decise che era giunta l’ora di tornare alla propria tana. Era in ritardo per la cena. 

Dopo un cenno di saluto ai due cuccioli iracondi, il coniglio saltellò via in tutta fretta.

I due non avevano ancora finito con lui, perciò senza pensarci su, si misero a inseguire il coniglio bianco.

Corri corri, finì che i due persero il coniglio e non solo quello. Avevano perso la via di casa e erano arrivati fino a dentro la foresta. 

I lupacchiotti provarono a cercare il coniglio bianco in ogni buco sotterraneo e in ogni albero cavo… lui avrebbe di certo mostrato loro la via per  tornare a casa. D’altronde era il minimo dopo che li aveva presi in giro.

Purtroppo, la ricerca andò male: non trovarono da nessuna parte il candido animale!

I due lupetti sperduti si ricordarono le parole della madre:  “ Non allontanatevi troppo. Potreste non riuscire più a trovare la via di casa!”.

In quel momento di grande sconforto, risuonò un forte bramito che scosse foglie e fili d’erba e fece drizzare il pelo e le orecchie dei nostri piccoli malcapitati. “ Belve feroci abitano le profondità del bosco… cuccioli come voi non avrebbero scampo di fronte al temibile orso bruno della foresta.”

Quanto aveva ragione la loro mamma. Questa  volta si erano cacciati davvero nei guai: il temibile orso bruno della foreste sembrava essere vicino e anche arrabbiato.

Inutile ora piangersi addosso! I due erano stati birichini,  ma erano anche due tipi coraggiosi. A differenza di quanto insinuato da Bigfoot, non erano conigli, loro erano lupi e i lupi non piangono e non si nascondono, i lupi si rimboccano il pelo e si preparano allo scontro.

Fortunatamente per gli intrepidi fratellini, di sfortuna quel giorno ne avevano avuta abbastanza. Il temibile orso bruno si era stancato in un duello all’ultimo sangue con un altro orso, perciò passò davanti ai cuccioli tremanti e senza nemmeno accorgersi della loro presenza,  proseguì dritto verso la sua caverna.

Anche i due lupetti erano stanchi e volevano la loro mamma.

Intanto il crepuscolo aveva portato il buio e il cielo per allontanare le ombre aveva chiamato a risplendere la luna affinché le rubasse tutte. Nella notte gli animali cantavano. Il forte odore di muschio bagnato si mescolava al profumo caldo delle fragole di bosco, mentre i frutti del castagno luccicavano più delle lucciole sotto la luce delle stelle. 

Nella notte, il cuore di Bosco Notturno iniziò a pulsare. 

Mentre scoiattoli e camosci dorati ascoltavano il concerto dei rapaci notturni e la melodia degli acquitrini, il gufo reale, Owl Pacino, in alto alla quercia madre,  vide i fratellini stanchi e persi e decise di aiutarli.

"Picciriddi, vi pirdistivu? Si a vostra matri vuliti trúvari, una canzuna a luna aviti a cantari! ".

I due lupetti non capirono le parole del gufo, ma ne compresero il significato. Pertanto alzando il muso in alto verso il cielo, ulularono alla luna.

Ahuuuu… Ahuuu…

L’ululato dei cuccioli fece il giro di Bosco Notturno e arrivò  fino alle orecchie di mamma lupa, che preoccupata, corse come i grandi lupi sanno fare, verso i suoi piccoli.

La lupa trovò i due cuccioli addormentati, cullati dai suoni del bosco e protetti dalla luce della luna. Mettendoseli in groppa, li riportò sani e salvi a casa.

I due lupetti birichini avevano imparato la lezione, non si allontanarono più. Ma avevano anche appreso, che semmai un giorno avrebbero smarrito la via di casa, ululando alla luna non sarebbero mai più stati due lupetti sperduti.

Un amico per Uccio

C’era una volta, in fondo a un mare blu cobalto, un piccolo Ippocampo che sognava di essere cavalcato da un bambino, come lo sono i pony sulla terra ferma.

Uccio, questo era il suo nome, si sentiva tanto solo sul fondale. Avrebbe voluto un amico col quale sognare insieme.

Purtroppo per lui, ahimè, gli altri cavallucci non condividevano il suo sogno, anzi, a dirla tutta, non avevano grandi sogni. Amavano il loro dolce far niente, se non nulla più, che dondolarsi con la coda di qua e di là, giù per le scogliere.

Dovete sapere, che i cavallucci marini preferiscono passare le loro giornate in solitudine e completa libertà. Perciò, pur di non avere a che fare con gli altri abitanti del mare, si mimetizzano con ciò che li circonda: sabbia, coralli, anemoni… Sono schivi persino gli uni con gli altri!

Si narra di un ippocampo delle mangrovie, che per evitare di essere invitato dai parenti al gran cenone di capodanno, a base di plancton, si sia mimetizzato così bene, che nessuno l’ha mai più trovato. Si vocifera, che abbia scoperto come mimetizzarsi con l’acqua!

Insomma, per il caro Uccio trovare un amico era un impresa ardua! 

Impresa che diventava del tutto impossibile se teniamo conto della sua rosea timidezza… e dico rosea perché, appena qualche granchio, o mollusco, o qualunque branchiato, accennava un discorso con il nostro cavalluccio marino, lui diventava rosso dalla vergogna! 

Qualche tempo fa, Uccio, era riuscito ad instaurare una conoscenza con un pesce pagliaccio, ma quando Uccio raccontò al pesciolino, il suo sogno, proponendogli di farsi cavalcare, quest’ultimo si mise a ridere a crepapelle! 

“ Che cosa sgarbata è ridere dei sogni altrui! “ pensò l’ippocampo.

Da allora Uccio, segue l’esempio degli altri cavallucci, e se ne resta solo soletto, attaccato alla scogliera, a sognare. 

Una mattina d’estate, Uccio se ne stava come suo solito, ancorato alla sua scogliera, dondolando di qua e di là, quando a un tratto, mentre osservava i brillantini creati dal sole sul mare, proprio lì su, vide qualcosa scivolare tra quelli, e giocarci insieme a nascondino. 

Il piccolo ippocampo, incuriosito, decise di abbandonare il fondale e salire in superficie. 

Uccio fece capolino da un’ ondina e scorse uno strano oggetto a forma di improbabile polipo, che un piccolo cucciolo umano chiamava a sé, con lacrimoni.

Vicino agli scogli bianchi, vi era un bambino piccolo, piccolo, che dondolandosi avanti e indietro nel suo ovetto, con una spinta delle manine aveva fatto rotolare il suo giocattolo in acqua.

Il bimbo attese pazientemente che la mamma recuperasse il malcapitato, ma pazienta, pazienta, nessuno accorse, quindi si mise a magugnare sperando che, il suo giocattolino lo sentisse e tornasse da lui. 

“ Uhhh… Uhhh…” chiamava il bambino, ma nulla. Il polipo se ne rimaneva beato e sordo, a galleggiare.

Goccioloni d’acqua stavano sgorgando bagnando le paffute gote, quando il bambino, vicino al polipo, vide spuntare un altro giocattolo, a forma di cavallino. 

Non sto a dirvi lo stupore del bambino, quando vide il cavalluccio, a differenza del polipo …, andargli incontro. Le lacrime scomparvero,  e sul volto ancora umido del piccolo, comparve un enorme sorriso. 

Uccio contento della gioia di quel bambino, iniziò a danzare e a galoppare all’indietro verso lo spettatore che con entusiasmo incitava il cavalluccio con fragorose risate e striduli urletti.

L’ippocampo diventava sempre più rosso, ma al bambino questo piaceva e meravigliava. 

Il bebè cercava in tutti i modi di avvicinarsi al cavalluccio, dimenandosi nel passeggino.

L’entusiasmo era incontenibile!

A tal punto che, la mamma del piccolo umano, decise che fosse giunta l’ora di tornare a casa, e iniziò a raccogliere le sue cose.

Il bambino ancora non aveva capito quello che stava per succedere, ma Uccio si.

Non voleva separarsi da quei teneri occhioni che lo guardavano con tanta ammirazione. Perciò, nel suo cuore, in silenzio, espresse il desiderio di poter restare per sempre a giocare con il bambino.

Poseidone, il protettore dei cavallucci, esaudì il suo desiderio. Tre battiti di cuore dopo, il cavalluccio saltò nelle mani del piccolo e divenne un pupazzo a righe bianche e blu, come le onde del mare dalle quali aveva fatto cucù.

Il bambino strinse a se il suo nuovo compagno di giochi, mentre la carrozzina si allontanava dalla scogliera.

Uccio finalmente aveva trovato un amico. E chissà forse un giorno, sarebbe stato anche cavalcato.


* Fiaba vincitrice del concorso Fiabe&Favole 2022 Historica Edizioni. 

Qui trovate il Link per acquistare il volume: Un amico per Uccio

Sei quasi tutto me



Sei quasi tutto me.
Ad ogni tuo colpo sussulto.
Perpetuo nelle tue piccole onde.
La mia mano segue i tuoi spazi
e ti coccolo,
sotto pelle.
La mia, la tua pelle.
Tu sei in me ed io in me sono con te.
Sei quel tipo di amore
che opprime lo stomaco e
rende il mio corpo
tutto il suo mondo.
Sei quasi tutto me
e per me
sei già tutto.

Birilibì



Birilibì,
una stellina è caduta qui.

Birilibì,
su nel cielo, manca lì,
una stellina, 
e il mondo quaggiù è più buio,
deve tornare in cielo prima di mattina.

Birilibì,
dove sei?
Birilibì,
cosa fai? 
Adesso che, una stellina,
è caduta qui, giù dal ciel.

Birilibì,
un principino galoppa col suo cavallino,
per trovare la stellina e 
il desiderio esprimere a mattina.

Birilibì,
dove sei?
Birilibì,
cosa fai? 
Adesso che, il principino, 
è finalmente qui con te.

Birilibì,
il principino è arrivato qui,
col suo cavallino,
Evviva! Ha trovato la stellina!
Con un desiderio tornerà su, prima di mattina.

Birilibì,
dove sei?
Birilibì,
dove vai?
Adesso che, il principino,
il desiderio esprimerà per te.

Birilibì,
la stellina, è di nuovo su, fino a mattina,
nel cielo è grande festa,
che dolcezza!
la notte illumina e danza nella foresta. 

Birilibì,
ora sei su!
Burilibì,
splendi dai!
Birilibì,
intanto sai, il principino dorme qui!

Birilibì, birilibì, birilibì,
Birilibì, birilibì, birilibì,

Bi-ri-li-bì!

PARTE PRIMA - La carrozza magica

C’era una volta in una città senza sogni e tutta realtà, una principessa, che ancora non sapeva di essere una principessa... ma in cuor suo sentiva che come per magia, un dì forse, qualcosa di speciale e fatato le sarebbe capitato... 

Per questo ella sognante e coraggiosa immaginava dalla sua finestrella: rose, fiori e salici e fontane, conigli bianchi e caprioli 🐰e un piccolo stagno, che poi tanto piccolo non era dato che ci sguazzavano ben tre maestosi cigni bianchi. Quest'ultimo adornato da ninfee, aveva un fondale di rocce che sotto le carpe brillava come le monetine dei desideri fanno nell'acqua dei pozzi alla fine degli arcobaleni. 

In quel giardino fatto solo per chi ha occhi che sanno sognare senza socchiudersi, vi era un lungo nastro azzurro che da un melo a un ciliegio ergeva come fossero neonati, bianche lenzuola di cotone, pizzo e macramè con le quali il vento contro i raggi del primo meriggio, si divertiva a giocare a nascondino... 🌬e al posto del cemento grigio? Vi era un pavé argentato ove piccoli non ti scordar di me facevano “ ce c’è “ ai lati delle massicce pietre. 

E quel dì, sta a voi se crederci o no, un giorno arrivò. 

A dire il vero: non fu un dì ma una notte. Una notte ove la luna si specchiava innamorata nello stagno.

Per davvero se la principessa non si fosse affacciata si correva il rischio che la luna si tramutasse in narciso.

Ad attendere la principessa sotto la sua finestrella , ella non trovò un principe, né la sua fata madrina, ma una carrozza tutta d’oro che l’avrebbe resa una vera principessa e l’avrebbe condotta nel roseo mondo delle fiabe. 

Nel magico mondo delle Disney Princess 3D.

La storia continua... intanto se anche voi siete dei principi o principesse, cercate le Disney Princess 3D su Instagram.

#Disneyprincess3D

Le fiabe di NenéDesign byiolecal