lunedì 6 luglio 2026

La Leggenda di RosaBosco

C'era una volta, nascosto tra le montagne del cuore, un bosco incantato.

Non era un bosco come tutti gli altri.

Ogni albero custodiva un'emozione.

Ogni foglia conservava un ricordo.

Ogni ruscello portava con sé un sogno.

Quando qualcuno provava una gioia sincera, trovava il coraggio di chiedere scusa, regalava un sorriso o tendeva una mano a chi era solo, da qualche parte nel bosco sbocciava una rosa.

Per questo quel luogo si chiamava RosaBosco.

Le sue rose non nascevano dalla terra.

Nascevano dal cuore.

Gli alberi erano così antichi che le loro radici si intrecciavano sotto il terreno, formando un'unica grande famiglia.

Se un albero era stanco, gli altri gli donavano forza.

Se uno soffriva, nessuno lo lasciava solo.

Per questo il bosco cresceva forte, rigoglioso e pieno di vita.

Ma un giorno arrivò un vento.

Non era un vento qualunque.

Era un vento che sussurrava paura, rabbia, tristezza e solitudine.

Le piccole pozzanghere di malinconia diventarono laghi di ghiaccio.

Il freddo entrò nelle radici. Spezzò la rete abbandonando ogni albero a se stesso.

Le foglie smisero di danzare.

Le rose appassirono.

Poi arrivò un sole troppo caldo.

Così caldo da prosciugare perfino le lacrime.

La terra si spaccò.

I ruscelli scomparvero.

Gli alberi persero le foglie.

Di quel bosco meraviglioso rimasero soltanto tronchi scuri, rami secchi e il silenzio.

Sembrava che qualcuno avesse rubato tutte le emozioni belle e brutte, lasciando al loro posto soltanto la solitudine.

Molti animali fuggirono.

Ma sette rimasero.

Tra loro non tutti erano a prima vista gli animali più forti del bosco.

Erano quelli che conoscevano il linguaggio del cuore.

Un Gufo.

Una Lepre.

Una Volpe.

Uno Scoiattolo.

Un Cervo.

Un Orso.

Un Lupo.

Il Gufo volò sul ramo più alto. E iniziò a raccontare una storia.

Una storia di notti serene.

Di bambini addormentati tra le braccia dei loro genitori.

Di stelle riflesse sull'acqua.

Di canti di cicale e alberi che suonavano insieme al vento.

E mentre quella storia veniva raccontata…

il bosco ricordò.

Il Lupo alzò il muso verso il cielo.

Ululò così forte che perfino la luna uscì dalle nuvole per ascoltarlo.

La sua luce tornò ad accarezzare gli alberi.

La Lepre uscì dalla sua tana.

Saltò.

Saltò ancora.

Ogni balzo faceva vibrare la terra.

Tum.

Poi ancora.

Tum.

Era il cuore del bosco.

Che ricominciava lentamente a battere.

Lo Scoiattolo corse tra i rami.

Lasciò cadere una dopo l'altra tutte le ghiande che aveva custodito.

Caddero sulla terra.

E da ognuna nacque una nuova speranza.

Il Cervo si avvicinò in silenzio alla Grande Quercia Rossa.

Appoggiò la fronte al suo tronco e sussurrò:

"Amore"

La Volpe percorse ogni sentiero dimenticato.

Con il suo passo leggero ricordò al bosco che, anche quando sembra di essersi persi, esiste sempre una strada che riporta a casa.

L'Orso si alzò sulle zampe posteriori.

Emise un profondo ruggito che attraversò tutta la valle.

Non era un grido di rabbia.

Era il richiamo del coraggio.

Quello che ci ricorda che, anche quando abbiamo paura, possiamo continuare a camminare.

Ed ecco che…

Tum.

Il cuore del bosco batté ancora.

Poi ancora.

Tum.

Le emozioni tornarono a scorrere come acqua tra le radici.

Le foglie ricominciarono a danzare.

Gli alberi si rivestirono di verde.

E ovunque…

iniziarono a sbocciare rose.

Da quel giorno il bosco fu ancora più rigoglioso.

E si racconta che non sia mai scomparso davvero.

Perché RosaBosco non si trova sulle mappe.

Abita dentro ognuno di noi.

Ogni volta che scegliamo la gentilezza e ascoltiamo la rabbia…

ogni volta che troviamo il coraggio di chiedere aiuto…

ogni volta che condividiamo o tendiamo una mano…

una nuova rosa sboccia silenziosamente nel nostro cuore.

E forse…

se chiuderai gli occhi abbastanza a lungo…

riuscirai a sentire il suo battito.

La sua melodia. Tum. Tum. Tum.

È RosaBosco.

Che vive dentro di te.

F T P W

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